Critica

MARIA GRAZIA CIPRANDI
01/01/2007

Nel suo percorso creativo, l’artista, a volte, si pone delle domande, e il solito non gli è più sufficiente.
Ci sono delle volte in cui non prova nessuna soddisfazione e va alla ricerca di qualcosa che non sa neppure cos’è. Qualcosa per calmare un senso di irrequietezza. Così si avventura per nuove strade, si mette alla prova.
Con lo stato d’animo di chi vuole imparare, avvia un processo di ricerca da percorrere umilmente ma in modo sempre più esigente e raffinato. Un percorso che porta alla presa di coscienza dei propri limiti per, con stupore, trovare l’ardire di superarli.
Henri Matisse ebbe a dire: “La pittura non è un’incessante esplorazione e nel medesimo tempo la più sconvolgente avventura?”
E l’avventura non è forse per i coraggiosi, per chi ha la necessità di osare, di fare un passo in più, di andare oltre?
A questa visione dell’arte conduce il percorso artistico di Carla Galli Morandi.
Pittrice autodidatta inizia a dipingere nel 1973 affrontando con predilezione soggetti tratti dal mondo animale.
Le tigri, i leoni e i cavalli delle sue prime tele, misurate nella composizione e calibrate nell’uso del colore, trasmettono comunque un senso di fierezza e di selvaggia libertà. Poi la Natura. Paesaggi, scenari ed elementi naturali, momenti atmosferici fino ad arrivare al ciclo “Le grandi foglie”.
Il reale e materiale elemento naturale usato come supporto ad una visione personale della Natura. Tra tutte le opere di questo ciclo spiccano, per poesia e completezza, Le quattro stagioni. Ed ecco Il sogno.
Carla Galli Morandi abbandona il figurativo per soddisfare, solo con le sensazioni scaturite dall’uso esclusivo del colore, la necessità di esprimere una percezione di sogno, o di incubo, che avverte dal profondo. Questi suoi quadri, coi colori che si rincorrono in sfumature, onde e spirali ci accompagnano nell’astrazione di visioni oniriche. Successivamente sono i suoi viaggi , raccontati in vari modi, a nutrire la sua vena artistica.
Vediamo uno scorcio di New York in una composizione puramente grafica.
L’Egitto estremamente sintetico, espresso con l’utilizzo del materiale principe: la sabbia.
Il Gran Canyon e, in tante opere innegabilmente l’Africa raccontata in modo lineare.
Ma sarà proprio la sabbia ad indirizzare la trasformazione vera della pittura di Carla Galli Morandi, a dettare il passaggio definitivo dal figurativo tradizionale, sia essenzialmente grafico che realista già da lei ampiamente indagato con varie tecniche artistiche, dal figurativo, dicevamo, all’astrattismo e all’informale.
La sabbia, elemento così materico, impastata in modo casuale sulla tela è come se le parlasse.
La materia che stimola la mano dell’artista a narrare una storia intima e personalissima.
E Carla Galli Morandi accetta la sfida che la materia le propone: intuendo la volontà e raccogliendo l’intenzione di questi segni lasciati dal caso sulla tela, si mette in gioco ogni volta in un’avventura diversa, esprimendosi nelle sue opere in una sorta di azione liberatoria.
Semplicemente, con coraggio ed impegno all’ascolto del proprio io per lasciar fluire il più liberamente possibile, dal profondo, la sua vera anima di artista.

Un altro importante linguaggio artistico di Carla Galli Morandi è la scultura.
Ancora una volta materia, manipolata, che con il suo intervento si compone in forme leggere. Le sue figure scultoree, il più delle volte ballerine rappresentate in passi di danza, esprimono una delicatezza e una leggerezza compositiva in equilibrata contrapposizione alla rudezza del materiale.

Carla Galli Morandi, ha esposto le sue opere in mostre personali e collettive e ha partecipato a numerosi concorsi riscuotendo apprezzamenti da parte di critica e pubblico. Le sue opere sono presenti in apprezzate collezioni in Italia e all’estero.


Maria Grazia Ciprandi